di Fabio Rubinisabato 27 giugno 20263' di letturaContrordine camerati. Dopo la rivolta social, Roberto Vannacci batte in ritirata e annuncia: «Gianni Alemanno? Sarà un ottimo consulente per Futuro nazionale, ma non avrà incarichi politici». Spiega l’europarlamentare nel corso di una conversazione con Il Foglio. Una dichiarazione verosimilmente figlia dell’ondata di riprovazione che ha travolto i social del neo partito e che deve aver consigliato a Vannacci di correre ai ripari esautorando di fatto il nuovo compagno di viaggio. L’ex sindaco di Roma è già stato declassato. O quasi. Di lui resterà «la testimonianza dal carcere» e la battaglia per migliorare le condizioni degli istituti penitenziari. Vannacci specifica che «né io né Almanno siamo per l’amnistia.
L’Italia deve costruire carceri nuove e rinnovare quelle esistenti». Un concetto più e più volte espresso anche dai leader del centrodestra cui spesso e volentieri Vannacci “rubacchia” le idee («Ma non è colpa mia se prima di me ci aveva pensato qualcun altro». Vannacci va oltre e spiega che «il carcere è rieducativo, ma è anche il luogo dove si scontano le pene». E con afflato filosofico spiega che «le pene devono far penare. Altrimenti, banalmente non sarebbero pene». Già, banalmente... Nella sua conversazione con Il Foglio, Vannacci tocca anche il nodo alleanze in vista delle elezioni politiche del prossimo anno. Dopo aver spiegato nei giorni scorsi che «se vuol parlare, Meloni avrà il mio numero e se non ce l’ha ha le capacità per recuperarlo... e chiamarmi», ieri ha attaccato nuovamente Fratelli d’Italia definito «un’alleanza di centropdestra che fa tutto tranne che una politica di destra.Roberto Vannacci, "Alemanno consigliere", rivolta interna per la scelta del Generale"Alemanno è un talento e sarà un ottimo consigliere per Futuro nazionale". Con queste parole, co...Sembra una sinistra meno alla moda». Non male per uno che ammette di non conoscere «le figure storiche della destra italiana». Gran finale sulla politica estera: «Io ho parlato e parlo con tutti, si figuri se non posso parlare con Trump...». Un modus operandi «zeppo di egocentrismo» che non stupisce chi il generale lo ha conosciuto bene. Stefania Bardelli è stata una delle prime vannacciane, quando l’ex generale non era ancora europarlamentare, non aveva ancora aderito (e poi tradito) alla Lega, ma era semplicemente un militare che aveva scritto un libro che aveva spaccato l’opinione pubblica. «Voleva raddrizzare il mondo al contrario, ma con chi? Con Pozzolo, la Ravetto e Alemanno? Auguri. Lui dice a tutti di sì, ma in realtà fa tutto in base a quello che gli conviene. Io avevo fatto un progetto sul territorio, ma quando l’ho messo davanti a un gruppo di sindaci non sapeva cosa dire loro... Pensavo avesse ideali e obiettivi saldi, ma in realtà è un uomo capace solo di saltare da uno slogan all’altro, senza contenuti reali» ed è per questo che Bardelli se n’è andata presto, sbattendo la porta. Un giudizio duro quella della “Bersagliera” varesina, che definisce Vannacci «il generale delle banalità». E sulle famose linee rosse che non sono valicabili? «E chi le conosce. Diciamo che certamente la coerenza non è una di queste...».















