La requisitoria nel processo che vede imputati quattro 007 egiziani. Mostrate in aula le immagini della Tac eseguita dai consulenti medico-legali della procura: "Metodica di annientamento, torturato ripetutamente"
Quello di Giulio Regeni è "un corpo spezzato dal dolore. Ed è su tutto questo che il regime egiziano non ha voluto indagare. È per tutto questo che il regime egiziano ha scelto di proteggere gli aguzzini. Non ha chiamato a rispondere i propri ufficiali delle nefandezze compiute. Ha scelto, consapevolmente, di coprirli”. Così il procuratore aggiunto di Roma Sergio Colaiocco, nel corso della requisitoria del processo che vede imputati quattro 007 egiziani accusati del sequestro e dell’omicidio
del ricercatore friulano rapito, torturato e ucciso in Egitto dieci anni fa.
Colaiocco nell’aula bunker di Rebibbia ha mostrato le immagini della Tac eseguita dai consulenti medico-legali della procura. “Giulio ha sopportato tutto lucidamente. Senza sedazione. Senza narcotici. Senza alcun sollievo”, ha spiegato Colaiocco - I medici legali egiziani avevano individuato una sola frattura, al braccio destro. La Tac eseguita in Italia ne rivelò venti. Cinque ai denti. Quindici alle strutture ossee. Venti fratture. Non una. Venti. Ed è da queste immagini che inizia il racconto, freddo e oggettivo, delle torture inflitte a Giulio Regeni”.










