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Luigi Ippolito, da Londra

I toni pessimisti, la catastrofica scelta di Mandelson, compromesso con Epstein, l'atteggiamento legalistico, procedurale, hanno oscurato le buone intenzioni del premier più impopolare della storia e anche i suoi successi sul piano internazionale

Una persona decente nel posto sbagliato: si riassume così la tragedia di Keir Starmer - perché di tragedia personale si tratta - il sesto primo ministro britannico a finire bruciato dalla Brexit in dieci anni. Eppure, nel luglio 2024, era entrato a Downing Street sorretto da una maggioranza schiacciante: ma soprattutto animato da tante buone intenzioni.

Lui era arrivato tardi alla politica, dopo una vita spesa nel servizio pubblico, prima come avvocato dei diritti umani e poi come Procuratore generale. E così aveva concepito il suo mandato innanzitutto come un rinnovamento etico, dopo il caos e gli scandali dei governi conservatori.