La goccia che ha fatto traboccare il vaso è stato venerdì il trionfo di Andy Burnham nell’elezione suppletiva per il seggio di Makerfield alla Camera dei Comuni. La schiacciante vittoria del popolarissimo ex sindaco di Manchester ha consegnato ai parlamentari ribelli del Partito laburista l’alternativa naturale e pronta all’uso per rimpiazzare fin da subito Keir Starmer a Downing Street e il primo ministro laburista, il sesto capo del governo del Regno Unito in 10 anni, non ha potuto fare altro che prenderne atto. Ma la sua crisi era iniziata da tempo.

A meno di due anni dal trionfo elettorale del 4 luglio 2024, il logoramento politico del leader è stato rapidissimo. A travolgerlo è stato il combinato disposto tra stagnazione economica, scandali personali ed emorragie di ministri chiave. Nonostante le promesse di stabilità, il governo non è riuscito a rilanciare la crescita e l’inflazione, dopo essere rientrata dai picchi record degli anni precedenti, è tornata a superare il 3% all’inizio del 2026 per effetto delle tensioni energetiche internazionali seguite all’attacco di Stati Uniti e Israele all’Iran, in un contesto già segnato dalle conseguenze della guerra in Ucraina. La Banca d’Inghilterra ha così rinviato i tagli dei tassi attesi dai mercati, mantenendo elevato il costo del credito e aggravando la pressione su milioni di famiglie con mutui immobiliari. Il rincaro dei beni alimentari e delle utenze, insieme alle repentine retromarce di Starmer sulle riforme dello stato sociale, ha finito per alienare una parte consistente dell’elettorato, già deluso dall’assenza dei benefici economici promessi dopo il cambio di governo e logorato dalla stagnazione seguita alla Brexit.