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Ultimo aggiornamento: 14:57
Tempi duri per il premier Keir Starmer. Come se non bastasse l’avanzata della destra populista di Reform Uk e i sondaggi che lo relegano in fondo alle preferenze – secondo Yougov solo il 18% dei britannici ha un’opinione positiva di Starmer rispetto al 75% che si esprime in modo negativo – sul capo del leader laburista arriva la tegola Epstein.
Il primo ministro ha negato di essere stato a conoscenza “del legame oscuro” fra il finanziere pedofilo e Peter Mandelson, un tempo fidato consigliere del New Labour di Tony Blair e poi spedito come ambasciatore negli Stati Uniti nel dicembre 2024. “Le vittime di Epstein hanno vissuto un trauma che la maggior parte di noi fa fatica a comprendere, e devono riviverlo ancora e ancora. Hanno visto ritardare l’assunzione di responsabilità. Voglio dire questo. Mi dispiace, mi dispiace per quello che vi è stato fatto, mi dispiace che così tante persone al potere abbiano fallito, mi dispiace di aver creduto alle bugie di Mandelson e avergli dato una carica”.
Queste le dichiarazioni di scuse pronunciate a un evento del Labour. Starmer ha cercato di segnare una distanza tra lui, i funzionari pubblici senza ombre, e Mandelson: “”Credo ancora che la maggior parte delle persone che prestano servizio nella vita pubblica, siano esse dipendenti o politici eletti, lo facciano per la stessa ragione: perché credono nel servizio, perché credono nel dovere. Ma non è quello che lo ha fatto Mandelson”. Starmer ha rilanciato l’impegno di pubblicare tutti i documenti sulla nomina di Mandelson come ambasciatore; avrebbe già voluto farlo – sostiene il premier – ma gli investigatori gli avrebbero consigliato di attendere per consentire una cernita rispetto alla diffusione di carte che possano avere un impatto sulla sicurezza nazionale.













