Lo tsunami transatlantico scatenato dallo scandalo legato al nome di Jeffrey Epstein si abbatte nel cuore di Downing Street.

A essere travolto (per ora) è Morgan McSweeney, 48 anni, braccio destro e stratega del premier laburista britannico Keir Starmer, che da oggi perde così il suo ultimo scudo e resta solo: bersaglio ormai anche di una rivolta interna rispetto ai cui esiti in discussione non pare esserci più il 'se', ma il 'quando'.

Il controverso quanto potente McSweeney, già guru della campagna elettorale di Starmer nel 2024 e spregiudicato tessitore di trame di potere dietro le quinte, si è dimesso dall'incarico di capo dello staff del primo ministro dopo aver fatto a lungo da parafulmine a sir Keir.

Ha gettato la spugna assumendo su di sé la responsabilità di aver "consigliato" al premier la nomina politica ad ambasciatore negli Usa di Donald Trump del 72enne Peter Mandelson: ex eminenza grigia del New Labour di Tony Blair ed ex ministro riciclato un anno fa dal cimitero degli elefanti della Camera dei Lord per un cruciale ruolo diplomatico, salvo dover essere silurato pochi mesi più tardi in seguito alle rivelazioni ulteriori sui suoi ben noti rapporti passati con Epstein e sul giro d'informazioni governative riservate condivise col defunto finanziere pedofilo americano.