Vacilla come non mai la poltrona del premier britannico Keir Starmer a poco più di un anno dalla vittoria elettorale che aveva riportato il Labour al potere dopo una lunga attesa.

Il primo ministro, già da mesi in grave crisi di consensi, ha tentato la via del mea culpa nello scandalo che sta facendo tremare il terreno attorno a lui.

Ha negato di essere stato pienamente a conoscenza "della profondità dell'oscuro legame" fra l'ex finanziere Jeffrey Epstein e Peter Mandelson, ex controversa eminenza grigia del New Labour di Tony Blair riciclato circa un anno fa dallo stesso sir Keir come ambasciatore negli Usa. E finito sotto accusa anche in un'indagine penale di Scotland Yard per le informazioni e i documenti governativi passati quando era ministro al faccendiere.

Starmer si è scusato - in particolare con "le vittime" di Epstein - per aver "creduto alle bugie" di Mandelson, costretto nei giorni scorsi a dimettersi dalla Camera dei Lord dopo le ultime vergognose rivelazioni, tra foto ed email compromettenti, emerse negli Usa. La situazione per il primo ministro è così grave che davanti ai giornalisti ha dovuto escludere l'ipotesi di sue dimissioni anticipate. E mentre tra i partiti d'opposizione, dai Tory ai Libdem, vengono avanzate richieste per un voto di sfiducia, la stessa maggioranza è scossa dalla rivolta interna, con alcuni deputati laburisti che parlano di "giorni contati" per Starmer evocando una sfida alla leadership.