di Chiara Amati

Il presidente dell'Associazione Gelatieri Italiani: «Fa notizia il cono che costa un euro in più, non il fatto che una gelateria debba fare i conti con bollette, social e materie prime sempre più costose. E se il gelato diventasse un prodotto per pochi, avremmo perso tutti»

«Noi artigiani del gelato siamo spesso nel mirino. Ogni volta che si parla di caro-cono o caro-coppetta passa l'idea che ci sia qualcuno che se ne approfitta, mentre la realtà è che i costi sono aumentati per tutti e il nostro margine si è ridotto drasticamente».A parlare è Vincenzo Pennestrì, presidente dell'Associazione Gelatieri Italiani e ambasciatore del gelato italiano nel mondo. Negli ultimi mesi il prezzo di coni e coppette è tornato al centro del dibattito, soprattutto nelle città turistiche. Una polemica che, secondo Pennestrì, rischia di raccontare soltanto una parte della storia. Perché mentre si discute dei rincari, il gelato artigianale sta cambiando volto: meno zuccheri, più ricerca, nuovi gusti e una gestione sempre più complessa.

Pennestrì, perché sostiene che siate presi di mira? «Perché ogni anno si cerca il capro espiatorio del caro-prezzi e spesso quel capro espiatorio diventa il gelato. Fa notizia il cono a 4 o a 5 euro, ma raramente si racconta tutto quello che c'è dietro. Così passa l'idea che il gelatiere si stia approfittando della situazione, quando invece sta cercando di tenere in piedi un'attività che costa sempre di più».