Si riaccende il dibattito sul futuro del Monte San Primo. Il Coordinamento che si oppone al piano di rilancio turistico “OltreLario“, guidato da Comune di Bellagio e Comunità Montana, è tornato a chiedere con forza la cancellazione della parte legata agli impianti di risalita. La protesta si è inasprita dopo l’audizione in Regione in cui, secondo gli ambientalisti, i promotori avrebbero ridimensionato l’impatto economico e strutturale del comparto neve. Secondo gli ambientalisti a parlar chiaro sono i numeri: su un budget totale di 5 milioni, la quota destinata allo sci supera i due.

Tra le spese figurano la rimodulazione delle piste baby, tre tapis roulant da 150mila euro l’uno, i cannoni per l’innevamento e un bacino idrico artificiale. Quest’ultimo è stato presentato con l’obiettivo di servire come riserva antincendio, abbeveratoio e fonte per i generatori di neve, tre funzioni che il Coordinamento giudica inconciliabili e dannose per le riserve d’acqua locali, già colpite dalla siccità.

Gli ecologisti hanno espresso profondo dissenso per il voto favorevole della maggioranza in Commissione. Viene contestata la mancanza di un’indagine climatica istituzionale sul riscaldamento globale in quest’area. L’unico dossier disponibile, redatto dal professor Mauro Guglielmin dell’Università dell’Insubria proprio su mandato del Coordinamento, certifica l’insufficienza di giornate fredde per produrre neve artificiale. A ciò si aggiungerebbe il vuoto programmatico sui costi di gestione futuri e sui flussi di visitatori, mai quantificati in un business plan. Nel mirino anche la promessa di una riqualificazione boschiva da parte degli enti locali. I contrari denunciano che i tagli alle piante serviranno in realtà solo a fare spazio a nuovi posti auto, modificando pesantemente l’area verde della Genzianella. La richiesta: eliminare dal progetto le voci più impattanti.