Il dibattito sul futuro del Monte San Primo, la vetta più alta del Triangolo Lariano, si riaccende in Regione Lombardia partendo dalla richiesta della minoranza di effettuare un nuovo studio indipendente. Il consigliere Onorio Rosati (AVS) ha infatti invocato un’analisi imparziale sulla sostenibilità economica della residua pista da sci, alla luce dei cambiamenti climatici in corso. La proposta è emersa durante l’audizione congiunta delle Commissioni Ambiente e Territorio, presiedute da Alessandro Cantoni (Lombardia Ideale) e Jonathan Lobati (FI). L’incontro, sollecitato dalla consigliera Marisa Cesana (FI), fa seguito a un confronto dello scorso ottobre con il Coordinamento “Salviamo il Monte San Primo“, che aveva sollevato forti criticità ecologiche e finanziarie. Per fare chiarezza, i commissari hanno ascoltato oggi il presidente della Comunità montana, Danilo Bianchi, e il sindaco di Bellagio, Angelo Barindelli. I rappresentanti locali hanno difeso il progetto di rilancio, un piano da 5 milioni e 310mila euro interamente finanziati da bando ASTER, Regione, Comunità montana e Ministero. L’obiettivo dichiarato è la riqualificazione di aree oggi degradate per favorire un turismo di prossimità attivo 365 giorni all’anno, escludendo nuove edificazioni o consumo di suolo. Il piano prevede la messa in sicurezza della Colonia Bonomelli (2 milioni) e la riqualificazione dell’Alpe del Borgo (1 milione) con agriturismo, stalla e area giochi. Saranno inoltre creati due parcheggi a pagamento con 200 posti auto totali. Sul fronte ambientale spiccano la revisione delle reti idriche, la creazione di un invaso naturale da 1 milione di euro (con funzioni antincendio e di riserva idrica) e l’istituzione di un PLIS per tutelare il Monte Nuvolone fino alle sorgenti del Lambro. L’intervento prevede lo smantellamento del 90% del vecchio comprensorio. Sarà mantenuta solo una pista "baby" di 7 ettari in una conca con microclima favorevole (garantiti 45 giorni di neve naturale), servita da due tapis roulant rimovibili e due cannoni sparaneve, con costi di gestione contenuti in circa 25mila euro annui (grazie a un finanziamento parziale di 600mila euro).