ROMA – Un metaforico elmetto sarebbe stato da indossare comunque, in tempi in cui l’industria dell’auto europea continua a perdere quote di mercato a causa dell’avanzata dei costruttori cinesi. Ma che Renault, Mercedes, probabilmente Volkswagen e prossimamente altri marchi aprissero le loro fabbriche all’industria della difesa non era scritto in nessun piano strategico. Il motivo è lo stesso di quanto hanno annunciato negli Stati Uniti GM e Lockheed Martin con una intesa da dettagliare nelle prossime settimane: la sovracapacità produttiva degli stabilimenti dell’auto rispetto all’attuale domanda del mercato è tale che concedere spazi o linee da riconvertire all’industria degli armamenti significa ridurre perdite finanziarie e di posti di lavoro. La minaccia russa, il restringimento dell’ombrello americano nella Nato e i piani di riarmo dell’Europa, dai circa 900 miliardi della sola Germania entro il 2039 agli oltre 400 della Francia entro il 2030, rischiano però di drenare risorse a scapito di altri settori. Compreso quel Green Deal in cui l’automobile europea è protagonista. Meglio prepararsi a tutto, seguendo l’antico criterio di domanda e offerta, anche con le stellette.
Renault ha aperto la strada, e non per caso, essendo partecipata dallo stato francese cui sarebbe stato difficile dire no. Insieme al gigante aerospaziale Thales, il costruttore ha presentato 4Troop, prototipo di veicolo civile multi-ruolo con funzioni da centro di comando mobile per operazioni aeree e terrestri senza pilota, cioè con droni. 4Troop nasce sulla base del Suv Rafale, a sua volta nome di un aereo pioniere dell’aviazione francese del 1934. Dal comunicato del costruttore di auto si capisce bene il matrimonio di interesse: la soluzione militare basata su un veicolo civile esistente permette a tutti di risparmiare tempo e soldi, utilizzando “veicoli di serie realizzabili velocemente e a prezzi contenuti, integrando le tecnologie all’avanguardia di Thales”.











