Detroit torna a riscoprire il ruolo di «arsenale della democrazia».
A quasi un secolo dalla mobilitazione industriale che durante la Seconda Guerra Mondiale trasformò le fabbriche automobilistiche americane nella spina dorsale della produzione bellica alleata, i grandi costruttori auto statunitensi stanno preparando un nuovo ingresso nel settore della difesa.
La spinta arriva dalla crescente domanda globale di equipaggiamenti militari, alimentata dai conflitti in corso e dalla strategia dell’amministrazione Trump, che punta a rafforzare la capacità produttiva nazionale e a riportare negli Stati Uniti una maggiore quota della manifattura strategica.
Un mercato che vale centinaia di miliardi di dollari A contendersi una fetta di un mercato che vale centinaia di miliardi di dollari sono soprattutto General Motors e Ford, ma anche Stellantis potrebbe aumentare il proprio peso nel comparto nei prossimi anni.
Secondo l’analista di Wedbush Securities Daniel Ives citato da Detroit News, «ci sono centinaia di miliardi di dollari di contratti con il governo americano in gioco» e i grandi gruppi automobilistici vogliono conquistare una parte di questa opportunità.








