SpaceX, dalla luna di miele alla turbolenza: -10% a Wall Street a dieci giorni dal debutto La Borsa adora le storie che sembrano sfidare la gravità, ma prima o poi la realtà presenta il conto. A soli dieci giorni dall’ingresso al Nasdaq, SpaceX affronta la prima vera scossa finanziaria: da meteora abbagliante a caso-scuola che costringe il mercato a interrogarsi sui fondamentali.
Nella seduta del 22 giugno 2026, i titoli del gruppo guidato da Elon Musk hanno chiuso a 166,35 dollari, in calo di circa il 10%. Un arretramento netto dai massimi, pur mantenendosi ben sopra il prezzo di collocamento di 135 dollari fissato l’11 giugno.
Dall’euforia alla correzione tecnica I numeri della più grande quotazione degli ultimi anni fotografano l’entusiasmo iniziale: SpaceX ha raccolto 75 miliardi di dollari cedendo oltre 555 milioni di azioni e, in poche sedute, ha toccato un massimo intraday di 225,64 dollari il 16 giugno. In quell’istante la capitalizzazione ha sfiorato i 3.000 miliardi, superando persino colossi come Amazon, per poi ridimensionarsi agli attuali 2,4 trilioni, comunque una cifra fuori scala. A determinare l’inversione non c’è soltanto un prevedibile profit taking dopo una corsa vertiginosa. Pesa una combinazione di fattori tecnici: un flottante ridotto al 5% del capitale che amplifica ogni oscillazione, l’impatto delle opzioni sui derivati che accresce la volatilità e il venir meno della spinta retail. Dopo acquisti per oltre 300 milioni di dollari nelle prime tre sedute, il ritmo della domanda al dettaglio si è rapidamente affievolito.









