Il giorno del debutto è arrivato. Oggi SpaceX entra al Nasdaq dopo due giorni di raccolta ordini febbrili: 555,6 milioni di azioni a 135 dollari l’una, per un incasso di circa 75 miliardi e una valutazione che sfiora i 1.800 miliardi. Se verrà esercitata anche l’opzione riservata alle banche, l’operazione potrebbe superare gli 86 miliardi, spingendo la capitalizzazione verso la soglia mitologica dei 2.000 miliardi.
È un record che riscrive la storia delle Ipo: supera Saudi Aramco (29,4 miliardi nel 2019), Alibaba (22 miliardi nel 2014), supera tutto ciò che finora pareva insuperabile. Così, una sola azienda arriva a valere più del Pil della Spagna e quasi quanto quello del Canada.
NEI GIORNI che hanno preceduto la quotazione, il clima è stato quello delle corse all’oro. Entusiasmo, adrenalina, fiducia. Gli ordini istituzionali hanno superato di quattro volte l’offerta, costringendo alla chiusura anticipata del book. Secondo il Financial Times, la domanda avrebbe toccato i 150 miliardi, il doppio dell’obiettivo iniziale. E poi i fondi sovrani del Golfo, che si sono mossi come attori di una partita finanziaria e geopolitica, mentre sulle basi Usa dispiegate sul loro territorio cadevano i missili degli ayatollah in risposta a quelli di Trump su Hormuz. Bombe e finanza: un binomio sempre più centrale.













