Una naturopata in corsia ospedaliera. Non è un medico, ma è stata chiamata dal Policlinico di Catania con un contratto di collaborazione professionale. Se non è la prima volta, poco ci manca e si inserisce in un quadro di cui in Italia si parla da tempo, spesso con diffidenza, talvolta con entusiasmo eccessivo. E questo perché spesso la medicina naturale resta un territorio di confine, sospeso tra le promesse di chi la presenta come alternativa alle cure tradizionali e lo scetticismo di chi la considera priva di basi scientifiche. E non è un caso infatti che il Cicap, il Comitato per il controllo delle affermazioni sulle pseudoscienze, abbia scritto al ministro della Salute Orazio Schillaci chiedendo di sospendere l’incarico, denunciando la legittimazione istituzionale di pratiche prive di prove di efficacia su pazienti fragili.
La naturopata Giordana Proto
Il racconto della naturopata
Il modello a cui guardano altri Paesi europei (Svizzera, Germania, Austria) dove l’integrazione tra medicina convenzionale e approcci complementari è da tempo realtà anche nel servizio pubblico, trova così un primo riscontro concreto anche da noi. La protagonista è Giordana Proto, naturopata formatasi in Scienze Olistiche in Svizzera, da dicembre nell’organico dell’ospedale dopo aver superato una selezione pubblica. L’abbiamo raggiunta per farci raccontare come funziona, davvero, questa collaborazione.











