Milano, 22 giu. (askanews) – Il vino italiano di qualità si presenta al 2026 con un equilibrio più fragile. L’Annual Report 2026 di Valoritalia dice che, dopo la fase di recupero successiva alla pandemia, gli imbottigliamenti del 2025 sono scesi del 2,1% rispetto al 2024 e che nei primi cinque mesi di quest’anno il calo è proseguito con un ulteriore -5,4%. Dentro questo quadro, però, il mercato non si muove in modo uniforme: Doc e Docg tengono e crescono attorno all’1%, gli Igt perdono l’11%, mentre continuano a dare segnali positivi spumanti, rosati e bianchi fermi. I rossi, invece, restano la tipologia più in sofferenza, con una flessione superiore al 13%.
Il punto che emerge con maggiore chiarezza è che la fase difficile non pesa allo stesso modo su tutti. Le denominazioni medio-grandi mostrano una tenuta migliore, mentre le micro-denominazioni risultano più esposte alle oscillazioni della domanda. Lo stesso discorso vale per i Consorzi: più crescono dimensione e rappresentatività, più aumenta la capacità di reazione. È da qui che Valoritalia fa partire una riflessione che riguarda l’intero comparto: servono Consorzi più forti, strumenti più tempestivi e politiche pubbliche capaci di distinguere tra situazioni produttive molto diverse tra loro.








