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Il settore italiano di vini, spiriti e aceti affronta un contesto inedito per complessità e velocità di cambiamento. In un panorama segnato da dazi, conflitti e instabilità

di Marco PrincipiniEvoluzione dei consumi, tensioni commerciali, equilibri geopolitici e ridefinizione delle rotte commerciali: il settore italiano di vini, spiriti e aceti affronta un contesto inedito per complessità e velocità di cambiamento. In un panorama segnato da dazi, conflitti e instabilità, si registra un inevitabile rallentamento dell’export di vini e spiriti da parte di tutti i principali paesi produttori e verso tutti i mercati, con poche eccezioni. Sul fronte interno buone le notizie che vengono dal canale Gdo che nel primo trimestre di quest’anno ha fatto registrare valori stabili o in crescita per vini, spiriti e aceti. Sui consumi fuori casa di vino e bevande spiritose pesa l’effetto dell’inflazione, tranne che nella ristorazione di fascia alta. È il quadro tracciato nel corso dell’assemblea generale di Federvini. "Il 2025 ci ha messo alla prova con un’intensità senza precedenti – ha dichiarato il presidente di Federvini Giacomo Ponti – Prima i dazi reciproci, poi la loro sospensione, infine l’attuale regime al 10% in vigore fino al 24 luglio. Le nostre imprese hanno dimostrato una capacità di adattamento straordinaria. Ora è fondamentale che la ratifica dell’accordo Ue-Usa si concluda rapidamente: non possiamo pensare di sostituire il mercato americano, ma possiamo e dobbiamo diversificare. Guardiamo al futuro con fiducia".Il primo trimestre 2026 nella Gdo italiana mostra dinamiche divergenti tra comparti. Il vino segna un lieve calo a volume (-1%), ma cresce a valore (+2,2%), con gli spumanti in accelerazione (+8,7%) su un trend che dura da oltre cinque anni. Gli spiriti mettono a segno un rimbalzo più sostenuto (+2,9% a volume), trainati dagli aperitivi alcolici e dai sodati; cresce anche il Gin, mentre la Grappa rimane in terreno negativo. Segno positivo per gli aceti, con vendite in Gdo in crescita sia a valore (+2,4%) che a volume (+1%), trascinate dalla brillante performance dell’aceto di mele e dalla stabilità dell’Aceto Balsamico di Modena Igp. Sul fronte internazionale, il primo trimestre 2026 si è aperto in frenata per tutti i grandi Paesi produttori di vino a causa di una contrazione generalizzata del valore delle importazioni a valore registrata sui 12 principali mercati di riferimento (-17,1%), con il massimo calo espresso dagli Stati Uniti, con il -38,9% di valore delle importazioni rispetto allo stesso trimestre del 2025, seguito da Cina -10,6% e Canada -10,5%. Un quadro nel quale le esportazioni italiane hanno evidenziato un calo a valore del 13,3%, performando meglio rispetto al calo complessivo della domanda. L’export di spiriti registra invece una variazione decisamente positiva nel primo bimestre (+5,8%).