«Fai della tua vita un’opera d’arte». L’insegnamento di Anthony De Mello conserva una straordinaria attualità, soprattutto nel Mezzogiorno. Non perché inviti a inseguire il successo individuale, ma perché ricorda ai giovani che il loro primo dovere è diventare ciò che realmente sono. Una terra che perde i suoi talenti perde una parte del proprio futuro. E il Mezzogiorno, negli ultimi cinque anni, ne ha perso molto. In cinque anni (2020/2025) le sette regioni che lo compongono hanno perso 373,5 mila abitanti (Sicilia – 110, Puglia – 88, Calabria – 58, Campania - 45, Sardegna – 33, Abruzzo – 27, Molise - 12,5), quasi quanto l’intera popolazione di una città come Bologna.

La celebre metafora dell’aquila che si crede un pollo è stata letta da milioni di persone come un invito a liberarsi dai propri limiti e dalle paure che impediscono di esprimere talenti e capacità. Eppure, osservando la società contemporanea, emerge una questione forse ancora più urgente. Se esistono aquile convinte di essere polli, esistono anche molti polli convinti di essere aquile. Il problema non riguarda soltanto le relazioni personali o il costume sociale. Riguarda sempre più spesso le sedi nelle quali si assumono decisioni che incidono sulla vita collettiva. Riguarda la politica, l’amministrazione pubblica, gli apparati burocratici, gli enti che governano risorse, servizi e diritti dei cittadini. Da qui la domanda quanti e quali siano le presunte aquile che dimorano nella stanze del potere, generando politiche che neanche i polli.