Kiev colpisce la regione occupata, stop alla vendita di carburante. Malumori crescenti, sale la pressione su Putin

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Per oltre quattro anni il potere russo ha costruito la propria narrazione su un presupposto fondamentale: l'invasione dell'Ucraina sarebbe rimasta confinata al fronte, trasformata in una distante "operazione militare speciale" da seguire attraverso la televisione di Stato e i bollettini ufficiali. Oggi quella promessa mostra crepe sempre più evidenti. E il segnale arriva da un settore che rappresenta il cuore stesso della macchina economica e militare russa: il carburante.La fotografia più emblematica arriva dalla Crimea occupata, dove le autorità filorusse hanno sospeso la vendita di carburante ai privati, riservandola alle sole strutture governative. La decisione segue una serie di attacchi ucraini contro depositi petroliferi, infrastrutture logistiche e sistemi di difesa aerea, inclusi obiettivi nei pressi del ponte di Kerch, snodo fondamentale per i collegamenti e i rifornimenti militari russi verso la penisola. A fuoco anche i porti di Kerch e di Karvaz, nel Krasnodar.L'effetto è stato immediato: tra residenti e turisti, molti hanno iniziato a cercare carburante oltre lo Stretto di Kerch, aumentando la pressione sulle stazioni di servizio del sud della Russia. Da Krasnodar a Novorossiysk si moltiplicano code, razionamenti e difficoltà di approvvigionamento. Ma la situazione in Crimea, da qualche ora anche senza elettricità, è soltanto il sintomo evidente di una crisi più profonda.Nelle stesse ore, droni ucraini hanno colpito la raffineria di Antipinsky, in Siberia occidentale, a oltre 2.000 chilometri dal confine, confermando la crescente capacità di Kiev di colpire in profondità il sistema energetico russo. L'attacco si inserisce in una campagna sempre più intensa contro il settore della raffinazione: solo a maggio sono state colpite otto delle dieci principali raffinerie del Paese, contribuendo a far scendere la capacità di lavorazione ai livelli più bassi degli ultimi sedici anni, proprio mentre la domanda di carburante cresce con l'inizio della stagione estiva e i prezzi alla pompa crescono fino al 30%.Per arginare la crisi, Mosca ha adottato misure d'emergenza: stop alle esportazioni di benzina, azzeramento dei dazi sulle importazioni, maggiori forniture dalla Bielorussia e, in alcune regioni, limiti alle vendite. Il governo ha inoltre consentito alle raffinerie di immettere sul mercato carburanti con standard qualitativi inferiori per evitare carenze diffuse. Se il diesel resta relativamente disponibile, la benzina è sotto pressione per effetto degli attacchi alle raffinerie, dell'aumento della domanda estiva e della chiusura di molti aeroporti nel sud del Paese, che spinge milioni di russi a spostarsi in auto.Le difficoltà, però, non riguardano solo il turismo: iniziano a coinvolgere anche settori strategici come l'agricoltura, mentre i continui attacchi aumentano i costi di riparazione e costringono gli impianti a lunghi periodi di inattività.