“Come puoi andartene proprio adesso, quando tutto sta per cominciare?” La domanda che il gallerista Leo Castelli rivolse a Marisol alla fine degli anni Cinquanta è rimasta sospesa nel tempo fino a trasformarsi, decenni dopo, nel titolo della mostra che il Centro Botín di Santander le dedica oggi: «Marisol: When Things Are Just Beginning», curata da Laura Vallés Vílchez (fino al 25 ottobre).
Una frase che racchiude il paradosso di Marisol Escobar (1930-2016), artista venezuelana e statunitense nata a Parigi, capace di allontanarsi dalla ribalta proprio nel momento del successo, scegliendo ogni volta il rischio della reinvenzione anziché la sicurezza della consacrazione.
La mostra, realizzata in collaborazione con il il MAC/CCB di Lisbona e il Buffalo AKG Art Museum - che dal 2016, in seguito alla donazione dell’artista, ospita oltre 100 sculture, 150 opere su carta, gli archivi personali e il loft newyorkese - presenta il vero fil rouge della ricerca dell’artista. Negli oltre 100 disegni realizzati in un arco temporale dal 1950 fino al 2016 anno della morte dell’artista, emergono i temi che attraversano tutta la sua produzione: identità, maschera, memoria, celebrità, genere, politica e appartenenza culturale. Il volto dell’artista ricorre continuamente, trasformandosi in autoritratto, icona o travestimento.









