«Segreta, enigmatica», così nei giornali dell’epoca veniva definita Marisol (all’anagrafe Maria Sol Escobar, Parigi 1930-New York 2016), icona femminile della Pop Art che mal digeriva certi epiteti esotizzanti che la inquadravano come «bellezza latina». Lei voleva semplicemente essere definita artista, quello che era. Una scelta consapevole che seguiva la sua inclinazione di bambina che aveva smesso di parlare, se non per lo stretto necessario, esprimendosi essenzialmente proprio attraverso i disegni. Aveva 11 anni, infatti, quando la sua mamma (Josefina Hernandez) si tolse la vita, un trauma che l’avrebbe accompagnata per sempre.
Nella mostra Marisol: When Things Are Just Beginning, curata da Laura Vallés Vílchez al Centro Botín di Santander (fino al 25 ottobre), coprodotta dalla Fundación Botín con il MAC/CCB-Museu de Arte Contemporânea e Centro de Arquitetura/ Centro Cultural de Belém di Lisbona (seconda tappa dell’esposizione), in collaborazione con il Buffalo AKG Art Museum (a cui l’artista ha lasciato in eredità le opere, l’archivio e lo studio a Tribeca, New York), tra i lavori esposti è presente proprio un piccolo bozzetto preparatorio di Mi Mama y Yo di cui Marisol non si separò mai. Prima retrospettiva dedicata al corpus di disegni (pastelli ad olio, matite a grafite e colorate, biro) e grafiche che coprono l’arco temporale 1949-2015 (successivamente alla diagnosi di Alzhamer del 2006), questa mostra allestita in 8 sale include un nucleo di bozzetti per i costumi della «commedia di enredo» Las parades oyen che l’artista di origine venezuelana aveva realizzato intorno al 1985. In precedenza, nel ’70, aveva collaborato sia alla realizzazione di costumi che alla scenografia dello spettacolo Caviar di Louis Falco e, tra gli altri, nel ’78 a Ecuatorial con la Compagnia di Danza di Martha Graham (insieme a Halston e Karen Schultz), documentati nei video.







