di Francesca Pini

All'apertura, la volata di un lavoro del 1963 del maestro spagnolo a 35 milioni di dollari. Si vendono bene anche le opere sotto i 250mila euro. Ma è l'altissimo prezzo ad avere la meglio. Nel primo mercato c'è tanto da scoprire, specie tra gli artisti mid-career che avanzano per diventare sempre più grandi. E famosi.

Di recente, grandi maestri se ne sono andati, Georg Baselitz, Julio Le Parc e David Hockney. Li ritroviamo qui ad Art Basel (fino a domenica 21) come delle presenze assenze. La riflessione va però oltre perché se questi artisti - che hanno segnato un secolo e la Storia dell'Arte - ci hanno lasciato, c'è una generazione di artisti nati negli anni '70 e '80, che hanno trovato il loro spazio, il loro mercato, i loro collezionisti. Conviene guardare adesso alle loro opere, credendo nel loro presente ma soprattutto nel loro futuro. Come per la coreana Haegue Yang (i cui prezzi delle sue sculture fatte di campanelli sono vieppiù lievitati, da Neugerriemschneider), la cinese Cao Fei (ancora con una mostra alla Fondazione Prada, fino al 28/09), Anicka Yi, Paola Pivi (alla Perrotin con delle piccole sculture in bronzo, pianticelle non distinguibili da quelle vere), Diego Marcon, che troviamo in fiera in gallerie internazionali, con le ceramiche dei suoi cani morti. E poi Jeppe Hein, Doug Aitken (1968), Chiharu Shiota, Alex da Corte, Kader Attia, Alicja Kwade, Wael Shawky, Giorgia Andreotta Calò che molto guarda all’Arte Povera e che da Sprovieri (galleria italiana a Londra) è messa in dialogo con Jannis Kounellis (quest’ultimo a 250mila euro). E poi Chiara Camoni allo Spazio A, protagonista del padiglione italiano alla Biennale di Venezia, con una sua elaborata installazione con la figura centrale di un’ odalisca in terracotta (a 75mila euro). Jacopo Benassi da Massimo Minini (accanto allo storico Enzo Mari). Alfonso Artiaco presenta la scultura della giovane napoletana Veronica Bisesti (del 1991) con una scultura antropomorfa.