Basilea, 17 giu. (askanews) – La sezione Unlimited è tradizionalmente una delle più affascinanti di Art Basel: dedicata alle opere di grande e grandissimo formato, quelle che non penseremmo facessero parte di una fiera, da sempre ha un respiro museale importante. E, anche questa una consumata abitudine, la grande opera che accoglie subito i visitatori è di solito molto potente e d’impatto. Non fa eccezione neanche l’edizione 2026: l’installazione di Chris Burden “L.A.P.D. Uniforms” è un pezzo importante, che, soprattutto al giorno d’oggi, mantiene una grande attualità e ci ricorda quanto Burden, con la sua vena radicale, fosse in grado di leggere la realtà, senza essere didascalico. Addentrandosi nel grande spazio della fiera di Basilea, però, quella sensazione di necessità che le uniformi ci avevano trasmesso evapora rapidamente, la grandezza dimensionale dei lavori sembra spesso fine a se stessa, gli spunti perdono di evidenza e radicalità e la sensazione, poco a poco, diventa quella di trovarsi all’interno di qualcosa di auto-compiaciuto, un piccolo mondo chiuso nel quale, ci accorgiamo, mancano i temi del presente: clima, diritti, libertà… Come se la stanchezza avesse prevalso.
Art Basel: Unlimited stanca, ma il digitale rilancia il desiderio
A Basilea la sezione Zero 10 più vivace e intrigante











