Tra opere monumentali, prezzi monumentali delle opere (come Homme à la pipe assis et amour, del 1969, valutato 30 milioni di dollari da Pace, per citare un Picasso), prezzi elevati degli stand per i galleristi più importanti (grandi dimensioni e posizionamento vanno oltre i 100mila euro, escludendo poi allestimento, trasporti, viaggi, dogane...), Art Basel a Basilea tiene saldo il timone dell’arte mondiale e delle vendite, in un mercato che ha avuto ancora quest’anno una flessione (-12%, su vendite globali pari a 57,5 miliardi di dollari). Da un lato, la mega sezione di Unlimited (68 opere, curata da Giovanni Carmine) e dall’altra il rimando alle gallerie che presentano gli stessi artisti negli stand. Quindi non per sola estetica del gigantismo: se sono lì è perché si vendono anche quelle, come in questa edizione l’opera di Claudia Martínez Garay (galleria Grimm) per 90mila euro al museo Pérez di Miami, Captain Nemo di Arman del 1996, tra 1 e 2 milioni di dollari (galleria Georges&Nathalie Valloiss), l’opera di Danh Vō realizzata con ciocchi di legna e stelle d’acciaio, in tre iterazioni, ciascuna venduta per 250mila euro (White Cube), un’ opera di Larry Poons venduta per 1,2 milioni di dollari (galleria Yares Art). In questa sezione di Unlimited c’è anche tutta l’ambizione di Art Basel di lasciare di anno in anno qualche immagine forte, e non solo a beneficio di Instagram (che pure qui va alla grande), ma in un contesto culturale.