È, della prima giovinezza, la necessità di tracciare i confini del proprio spazio, di misurarne il limite. Strada impervia, che si imbocca in solitaria oppure in gruppo di pari età. L’abbiamo percorsa tutti e tutte, a suo tempo, per la naturale esigenza di trovare posto nel mondo, con tanti saluti a mamma, papà e anche ai professori, agli adulti di riferimento insomma, perlopiù percepiti come, appunto, limitanti. Ho amiche con prole adolescente, ho adolescenti a scuola e dunque registro quotidianamente lacerazioni e terremoti, ora in forma di chiusure sprezzanti (Tu non puoi capire! Esci dalla mia stanza! Non toccare le mie cose!), ora di mutismi rancorosi e di posture oppositive che è difficile, talvolta, non definire violente. È l’età, si dice allora sottintendendo che poi passa. Sperando, che passi. Penso a questo nodo stretto tra prima giovinezza e limite leggendo dei fatti di Ceriale e Senago. A Ceriale, provincia di Savona, nella notte una diciannovenne neopatentata azzarda un sorpasso e travolge uno scooter. A bordo ci sono due ragazze di poco più grandi. Per una non c’è nulla da fare, l’altra è grave ed è stato necessario amputarle un piede. Non è finita. Mentre arrivano i soccorsi, un altro giovane coinvolto nello scontro, ma illeso, filma l’accaduto e lo posta sul suo profilo social con parole che non mi sento di riportare, impronunciabili di fronte a una tragedia simile. Poi Senago, ancora notte, in nove a bordo di un’Audi, tutti tra i diciassette e i diciannove anni. Hanno trascorso la serata in un locale della zona. Guida un diciottenne, poi risultato positivo all’alcol test. Secondo la ricostruzione, nessuno porta la cintura, la velocità è alta, il conducente perde il controllo e il veicolo precipita in un canale. Muoiono due diciassettenni e una ragazza di diciotto anni.
I ragazzi nel fiume e il senso del limite
Le immagini mostrano il punto del canale Villoresi, a Senago, dove un’auto con nove giovani a bordo &eg…














