Nel clima di odio e guerre in cui viviamo, sembra quasi una favola quello che Carlo Vosa riuscì a fare nel 2003 ad Algeri. Si era messo a disposizione per i trapianti di bambini che il ministro algerino gli avrebbe segnalato. Gli arrivò una telefonata: Ahmed, bambino palestinese, aveva bisogno di un trapianto. Andava trasferito all’ospedale Monaldi, ma si opponevano le autorità israeliane. Vosa fece intervenire il presidente Carlo Azeglio Ciampi che subito si attivò. Ahmed fu trasferito in Italia e venne operato. Raccontò Vosa: «Gli trapiantammo un cuore, crebbe un meraviglioso ragazzino, fu il primo di tanti bambini palestinesi che abbiamo curato. Incontrai spesso Arafat, che sognava di costruire un moderno ospedale a Ramallah». Era anche questo, Carlo Vosa, il cardiochirurgo scomparso a 80 anni dopo una lunga malattia. Una vita dedicata ai bambini, lui che di figli non ne aveva avuti, in una lunga e prestigiosa carriera.

La carriera L’uomo andava oltre il cardiochirurgo, la dignità del paziente prima di qualsiasi vanagloria medica. Laurea a 25 anni, specializzazione in cardiologia, poi l’incontro con Maurizio Cotrufo, un maestro, il cardiochirurgo che introdusse i trapianti di cuore nel sud Italia e fece allora dell’ospedale Monaldi un’eccellenza nel settore. Vosa fu con Cotrufo aiuto a tempo pieno per diciassette anni dal 1975. Imparò molto, mise in pratica tanto. Fu lui il vero iniziatore dei trapianti nella cardiochirurgia pediatrica a Napoli. Il primo trapianto nel 2001 a un bambino di nove anni. Tre anni dopo, lo premiarono con la medaglia d’oro della Sanità.Napoli, è morto Carlo Vosa: padre dei trapianti di cuore pediatriciAveva lavorato anche a Bordeaux con il professore Francis Fontan, di cui fu per due anni «attaché» al Clinique Chirurgicale des Maladies Cardiaques. Se i numeri significano qualcosa, in 28 anni il professore Vosa eseguì 8.000 interventi di cardio-chirurgia di vario tipo. Raccontò: «Le prime esperienze serie le feci nell’équipe del professore Cotrufo, quando nel 1972 intervenimmo su una valvola mitralica. Un intervento che nessuno aveva fatto dalle nostre parti, tracciavamo strade nuove. Lavorammo poi sugli aneurismi». Il maestro e illustre cardiochirurgo del Monaldi era allora il professore Federico Marsico. Fu lui a insistere sulla necessità di aprire un reparto dedicato alla cardiochirurgia pediatrica. Il faro internazionale in questo settore era il cardiochirurgo francese Francis Fontan. Con lui, Vosa andò a lavorare per acquisire esperienze, ricordandone sempre l’esempio «anche sul piano umano». Il paziente-persona, ancora di più bisognoso di attenzione se è un bambino, è stata sempre la filosofia trainante dell’attività di Vosa, che nel reparto di pediatria cardiologica volle la ludoteca, la musica, la possibilità di far entrare i clown a rallegrare i piccoli ricoverati. Nel 1997, la cardiochirurgia si amplia, il reparto diventa un’eccellenza, premiato dal Tribunale per il malato come il migliore del genere in Italia. L’uomo più che il chirurgo, meno salotti e più sale operatorie, dialogo con i familiari dei pazienti, disponibilità verso chi ha più bisogno. Ricordò ancora: «Ebbi una telefonata dalla Croce rossa, mi dissero che avevano bisogno del mio aiuto nei giorni dei massacri etnici in Bosnia. Vidi l’inferno, prendevano bambini da Mostar e li operavamo al Monaldi. Facemmo lo stesso poi in Albania». Alla Federico II Un esempio, che non poteva non essere destinato a lasciare tracce anche nell’insegnamento. Fu l’allora rettore Guido Trombetti a chiamarlo per destinarlo alla nuova cattedra di cardiochirurgia del Policlinico della Federico II. Era il 2006, Vosa lasciò il Monaldi, che già dava segni di progressivo deterioramento degli entusiasmi di qualche anno prima, e si dedicò all’insegnamento pratico. Una sfida, affrontata con decisione lontano dalle polemiche sul suo predecessore. In un anno, 285 interventi chirurgici, soprattutto di rivascolarizzazione coronarica a cuore battente, 60 cardiopatie congenite su neonati e adulti, impianti di valvole cardiache, by-pass, endoprotesi. Con la disponibilità della struttura universitaria, vennero inaugurate due sale operatorie, sulla scia di esempi esistenti solo a Milano e Bologna. Si partì a dicembre 2007, si arrivò a 18 medici e 8 specializzandi.Donna trovata morta in casa al Corso Vittorio Emanuele: forse deceduta per cause nauturaliEra la sua vita mettere a disposizione senza risparmiarsi competenze, entusiasmo e capacità nella sua attività medico-chirurgica. Il suo amore, oltre il matrimonio e poi una convivenza finite. Quando una decina di anni fa andò in pensione diventando docente emerito, annunciò con entusiasmo: «Porterò avanti a titolo gratuito una collaborazione con la scuola di Medicina della Federico II per continuare delle ricerche». Poi annunciò, nel legame con il suo passato: «Farò un viaggio in Palestina per organizzare un centro di cardiochirurgia pediatrica all’università di An-Najah». E ancora, da vero visionario visti gli orrori cui si assiste in questi ultimi anni: «Abbiamo firmato una convenzione della Federico II per formare gli studenti di Nablus. Dopo la pensione, ho tutto il tempo per andare, insegnare e far nascere un centro in un paese che ne ha bisogno». Una questione di cuore, come è stata l’intera vita di Carlo Vosa. I funerali, oggi alle 16.30 nella chiesa di San Pasquale a Chiaia.