"Profonda tristezza" per la vicenda e un certo sgomento per le parole che avrebbe usato lo scrittore Michele Mari per descrivere la scrittrice Michela Murgia. Parole "gravi", anche se fossero relegate ad una "chiacchera da bar". Lidia Ravera, a sua volta scrittrice e in varie forme protagonista del premio Strega come autrice, con romanzi finalisti e vincitori, e nel suo ruolo di propositrice (quest'anno ha promosso Isabella Delle Monache) non nasconde la delusione per il caso Strega che sta provocando imbarazzo nel mondo letterario italiano.
"Mi ha causato, tutta questa vicenda, una profonda tristezza" dice all'ANSA. "Su quel pulmino c'erano sei scrittori e scrittrici in carriera. I privilegiati del premio Strega, quelli che riceveranno, che stanno già ricevendo, una attenzione che nel nostro paese difficilmente si accende sulla letteratura.
Terrò per me il giudizio sulle singole opere (sono giurata, una su un migliaio) e proverò a impormi una equanimità difficile da mantenere dato il sentimento di cui sopra: la profonda tristezza. Premesso che è sempre sgradevole e violento essere resi pubblici quando ci si pensa 'in privato'. La frase pronunciata da Michele Mari, secondo quanto riportano i giornali, è grave. Lo sarebbe come chiacchiera da bar, lo è di più come chiacchiera da pulmino carico di scrittrici e scrittori. Niente di meglio da condividere?" Eppure, continua la celebre autrice, "noi scrittrici e scrittori, siamo dei privilegiati e ci corre l'obbligo, per restituire qualcosa di questo gigantesco dono, di sviluppare e condividere una superiore intelligenza del reale. Non siamo mai in vacanza, non possiamo essere sciocchini mai. Dobbiamo pesare le parole, sceglierle con cura, scoprirne di nuove. Selezionarle. Proporle alle lettrici, ai lettori".











