Il nuovo corso rappresenta un ritorno a una logica storica: la sicurezza degli Stati Uniti dipende dal controllo geopolitico delle Americhe e dall’esclusione di potenze rivali dal continente. Per la prima volta da decenni il Western hemisphere compare come priorità strategica primaria, prima dell’Indo-Pacifico. L’analisi di Livia di Carpegna Gabrielli Falconieri, Programma Stati Uniti del Centro Studi Geopolitica.info
L’attenzione riservata dalla seconda amministrazione Trump all’emisfero occidentale ha suscitato sorprese e preoccupazioni internazionali. La centralità della regione è emersa già nell’“inauguration speech” del presidente ed è stata poi confermata dalla National security strategy (Nss) e dalla National defense strategy (Nds).
Più che una rottura con la tradizione americana, il nuovo corso rappresenta un ritorno a una logica storica: la sicurezza degli Stati Uniti dipende dal controllo geopolitico delle Americhe e dall’esclusione di potenze rivali dal continente. La Nss è esplicita. Per la prima volta da decenni il “Western hemisphere” compare come priorità strategica primaria, persino prima dell’Indo-Pacifico. Washington afferma di voler garantire che l’emisfero rimanga “stabile e ben governato”, impedire “incursioni ostili straniere”, proteggere “critical supply chains” e assicurare “accesso continuativo a località strategiche”. La strategia definisce apertamente questo approccio come un nuovo “Trump corollary” alla dottrina Monroe.






