Nel “vicinato” di Trump non c’è spazio per il “Sud Globale”. Il mandato è chiaro: gli “avversari” – Cina soprattutto – non devono “controllare porti o infrastrutture in punti chiave strategici per il commercio statunitense ed emisferico, come il Canale del Panama”. Pete Hegseth segretario della Difesa, rivuole il cortile di casa e – nel nome di Trump – lancia la strategia della “Grande America del Nord”. Hegseth sostiene che “ogni nazione e territorio sovrano a nord dell’Equatore, dalla Groenlandia all’Ecuador e dall’Alaska alla Guyana” rientri nell'”immediato perimetro di sicurezza” degli Usa. E aggiunge: “Ciascuno di questi Paesi confina con l’Atlantico nord o con il Pacifico settentrionale”. Altri fattori geografici tenuti in considerazione sono le “barriere naturali” come la foresta dell’Amazzonia e la catena montuosa delle Ande.

Ai Paesi sotto l’ombra della “Grande America del Nord” non è permessa l’appartenenza al “Sud globale”. Hanno “compiti” specifici nel “garantire” la “sicurezza” nella regione. Gli altri Paesi – tra cui Argentina, una parte del Brasile e Perù – avrebbero invece una funzione satellitare nella “strategia” Usa. Inoltre, la Cina mantiene la sua presenza su due porti del Canale del Panama, nonostante l’espulsione della società Hutchison da parte delle autorità locali. La “nuova mappa” – voluta da Trump e diventata stella polare del SouthCom – era stata lanciata per la prima volta al vertice della coalizione militare Shield of the Americas, tenutosi il 5 marzo a Doral (Miami), alla presenza di dodici Paesi alleati nel continente, tra i fedelissimi cui Daniel Noboa (Ecuador) e Javier Milei (Argentina).