La Casa Bianca era stata chiara. Nella strategia di sicurezza nazionale, pubblicata il mese scorso, l’amministrazione Trump aveva sottolineato di volere che «l’emisfero occidentale rimanesse libero da incursioni straniere ostili»: un monito rivolto, neanche troppo implicitamente, alla Cina, oltreché, sebbene in forma minore, a Russia e Iran. È quindi in quest’ottica che va principalmente letta l’operazione statunitense che ha portato alla cattura di Nicolás Maduro. Ed è sempre in questa cornice che vanno inserite le nuove pressioni statunitensi su Cuba, nonché le rinnovate tensioni esplose tra Washington e il Vecchio continente sul destino politico della Groenlandia.

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A Pisa passano due mesi e, davanti a un’indagine per violenza sessuale aggravata su una quattordicenne, la risposta è un obbligo di dimora. Solo un confine geografico da non superare. A Bologna, invece, passa più di un anno e, per una rapina in abitazione con un diciassettenne immobilizzato con delle fascette da elettricista, viene individuato e arrestato uno dei tre aggressori. Gli altri restano un’ombra.

Pronti a tutto, anche a mentire, pur di arrivare al risultato. L’obiettivo del Comitato del No è convincere gli elettori a recarsi al referendum per votare contro la riforma della giustizia approvata in Parlamento. Disinnescare le tesi del Sì portando gli argomenti di chi è contro. Almeno dovrebbe essere così, eppure sorprendono i mezzi utilizzati dal Comitato del No. «Vorresti giudici che dipendono dalla politica? Al referendum vota no», si legge a caratteri cubitali su un manifesto appeso in stazione Centrale a Milano. Una menzogna che può far presa su chi di giustizia sa poco o nulla.