C’è una storia del nostro Paese che dalla fine della Seconda guerra mondiale (persa) ci lega agli Stati Uniti. Come scrive Andrea Riccardi celebrando il 2 giugno scorso, “l’Italia possiede una storia che ha un fondo di stabilità e il 1946 ci insegna che per mettere mano alla sua architettura dobbiamo ritornare sempre ad uno spirito costituente”. Si tratta di resistere andando controcorrente e preservando quello spirito. La riflessione di Mario Giro
La lite Trump-Meloni rimette al centro la questione nazionale. Da una parte un giusto e appropriato orgoglio italiano; dall’altra il fatto – come dice Giorgia Meloni stessa – che “non si può rompere con gli americani”.
C’è una storia del nostro Paese che dalla fine della Seconda guerra mondiale (persa) ci lega agli Stati Uniti. Come scrive Andrea Riccardi celebrando il 2 giugno scorso, “l’Italia possiede una storia che ha un fondo di stabilità e il 1946 ci insegna che per mettere mano alla sua architettura dobbiamo ritornare sempre ad uno spirito costituente”.
Si tratta di resistere andando controcorrente e preservando quello spirito. Il clima attuale va in tutt’altra direzione: guerra e conflitti diffusi; polarizzazione della politica e della geopolitica; separazione tra “noi e loro” (a casa e all’estero); ricerca costante del nemico (interno e esterno); disprezzo degli alleati; aumento del conflitto sociale e così via.












