Riusciamo a separare l’acqua sporca dal bambino? A mettere Donald Trump in una tinozza e gli Stati Uniti in un’altra? Le opinioni degli italiani su quella che un tempo era l’America del mito sono crollate: comprensibile, ancora di più dopo l’attacco del presidente Usa a Giorgia Meloni. In una certa misura, gli italiani la distinzione tra l’uomo alla Casa Bianca e il suo Paese la fanno: il 66% non ritiene gli Stati Uniti affidabili (era il 27% nel 2022) ma ben l’83% dice di non avere fiducia in Trump (dati Pew Research 2026). Un 17%, insomma, vede la differenza. I due terzi che si sentono lontani dall’America, e soprattutto i giovani, potrebbero però considerare la storia degli scorsi 80 anni: mai come in questo momento è necessario ricordare, per capire cosa sta succedendo, cosa è stata e cos’è l’America per l’Italia.

Quando, al voto del 1948, dovettero decidere se stare dalla parte dell’Unione Sovietica socialista o dell’America capitalista, gli italiani scelsero l’Occidente. Perché, dopo vent’anni di fascismo, amavano la democrazia e il libero mercato? Più probabilmente perché videro nella «generosità con visione» di Washington (il Piano Marshall) e nel modo di vita americano l’orizzonte verso il quale andare. In quel momento si definì il futuro dell’Italia: con un voto diverso, avremmo potuto finire dietro la Cortina di Ferro, al meglio nella situazione della Jugoslavia. Da allora, la relazione transatlantica è stata, pur con molte contraddizioni, il cuore della politica estera italiana.