Sulla guerra in Ucraina va in scena l’atto forse decisivo, con Mosca fiaccata dagli attacchi e dal caro benzina e con Kyiv che accelera. Nel mezzo gli Stati membri che, senza Usa, devono fare da soli alla voce diplomazia anche con uno sguardo al meeting Nato di Ankara

Nelle ore post G7 monopolizzate dagli attacchi scomposti di Donald Trump all’Italia, è passato quasi inosservato un passaggio molto significativo andato in scena nel meeting di Evian, ovvero la spaccatura in seno ai Paesi Ue su come interfacciarsi con Mosca. E farlo, a maggior ragione, in un momento in cui da un lato la Russia avverte la fatica (militare, sociale e politica) di quattro anni e, dall’altro, l’Europa continua ad appoggiare Kyiv, nonostante Trump, è altamente significativo.

I leader di Francia e Germania, Emmanuel Macron e Friedrich Merz, hanno attaccato Bruxelles per aver aperto i canali di comunicazione con Vladimir Putin, dopo che il presidente del Consiglio europeo António Costa avrebbe proposto di avviare un dialogo con il Cremlino.

Del possibile inviato unico europeo per la guerra in Ucraina si discute da tempo e sarebbe, tra le altre cose, una buona occasione affinché l’Ue si presenti con un volto unitario ed una voce unica. Ma Parigi, con l’apporto di Berlino, si è messa di traverso forse perché l’idea non è stata partorita all’Eliseo: ma questo, così come molti analisti convergono, è davvero un momento nevralgico del conflitto, perché Mosca è fiaccata e addirittura si parla di un Putin orientato al cessate il fuoco per accontentare le sue élite e perché Kyiv sta procedendo con attacchi spediti ed efficaci.