È il G7 dell’Ucraina. Zelensky colleziona prese di posizione a favore dell’Ucraina, indignazione per l’attacco al Monastero delle Grotte di Kiev, unità contro Putin e tante promesse. Persino da Donald Trump, che dopo il breve trilaterale di ieri mattina – voluto e organizzato dal padrone di casa Emmanuel Macron e che dovrebbe ripetersi oggi in formato bilaterale – si è detto «pronto a ripristinare le sanzioni al petrolio russo» e ha insistito perché «la Russia faccia un accordo».
L’analisi logica non è superflua. Dalle dichiarazioni elettorali sulla «fine della guerra in 24 ore», poi in un mese e alla fine rimandata a data da destinarsi, Trump si è sempre sbilanciato a favore di Mosca. Era Zelensky a «non avere le carte» e a non voler indire elezioni perché non aveva più «l’appoggio del suo popolo», a essere «arrogante e ingrato», a vestire in modo irrispettoso, a doversi adeguare perché la Russia era la parte forte. Insomma, tra i due litiganti la Casa bianca non ha mai nascosto le sue simpatie, palesate anche attraverso le parole suggerite dal Cremlino. «La Russia sta vincendo sul campo» e quindi le concessioni territoriali nel Donetsk alla fine sarebbero state imposte in qualche modo. Ora invece è «la Russia» a dover fare l’accordo e l’incontro con Zelensky è stato «molto positivo».











