Roma, 18 giugno 2026 – Un G7 inevitabilmente monopolizzato da Donald Trump e dalla firma del protocollo d’intesa tra Stati Uniti e Iran fissata per domani (firma che, a detta del tycoon, potrebbe anche essere anticipata a oggi). Nonostante i leader del vertice abbiano affrontato vari argomenti, come la lotta al traffico di droga e migranti, le grandi sfide economiche e l’intelligenza artificiale – tanto da incontrare i vertici delle principali aziende del settore tecnologico –, molto è ruotato intorno al conflitto in Medio Oriente e a quello in Ucraina. Il tycoon, che si è presentato alla sessione dei lavori a Évian-les-Bains qualificandosi come “il boss”, gongola: “Tutti volevano parlare del fatto che Teheran non avrà le armi nucleari e che lo Stretto di Hormuz verrà immediatamente riaperto. Con questo accordo, che si chiama ‘Accordo Trump’, l’Iran non potrà mai avere l’arma nucleare”.
Guerra in Ucraina
Per quanto riguarda la questione della guerra in Ucraina, Trump appare meno disinvolto: “Vorremmo vedere la fine del conflitto, onestamente pensavo che questa guerra fosse più facile”. Ciononostante il tycoon non nasconde i suoi “ottimi colloqui” con Volodymyr Zelensky e Vladimir Putin. Dal G7 però viene ribadita una linea molto dura nei confronti del Cremlino e di forte sostegno verso Kiev: “Aumenteremo – precisano i leader nella dichiarazione congiunta – la fornitura di ulteriori capacità, sistemi e intercettori di difesa aerea, nonché di capacità a lungo raggio”. Inoltre, resta fermo “il sostegno incrollabile all’Ucraina nella difesa della sua libertà, sovranità e integrità territoriale”. Il presidente francese Macron annuncia, infine, che i Paesi del G7 aumenteranno la pressione fiscale sulla Russia, soprattutto sull’aspetto “delle risorse di petrolio e gas che Mosca utilizza per finanziare il suo sforzo bellico”. Ma intanto qualcosa si muove anche in seno alla Ue. Mentre il presidente ucraino è atteso nelle prossime ore a Bruxelles per il vertice dei leader dei 27, l’ufficio del presidente del Consiglio europeo, Antonio Costa, avrebbe avviato nelle scorse settimane brevi contatti per aprire canali di comunicazione con il Cremlino che servirebbero a discutere una pace negoziata.










