Sulla carta si presenta come un G7 più ricco di spunti (e di esiti, si spera) del solito quello che si apre nelle prossime ore sulle rive del lago Lemano, dove per la 51esima volta torna a riunirsi il gruppo dei Sette Paesi più grandi della terra. Ad Evian-les-Bains, in terra di Francia (anche se è un G7 un po’ anche svizzero, perché tutti gli arrivi sono previsti al non lontano aeroporto di Ginevra), il presidente Emmanuel Macron accoglierà stasera dalle 19 all’Evian Resort, sede del summit, gli altri leader che arrivano carichi delle mille tensioni dei mesi scorsi, ma anche di nuove prospettive dischiuse dal memorandum d’intesa fra Usa e Iran (anche se con le ombre della crisi fra Trump e Netanyahu) e, forse, da una nuova compattezza dell'Occidente sull'Ucraina. Nel messaggio della vigilia Macron ha definito questa riunione <un momento di scossa, speranza e collaborazione>. E non a caso il pranzo inaugurale previsto in serata ha come tema “Affrontare insieme le grandi sfide internazionali”. Ci sperano soprattutto gli europei che già guardano alla riapertura piena e allo sminamento dello stretto di Hormuz come mano tesa (anche sul piano operativo delle navi da inviare) a Donald Trump, che in extremis, dopo non poche frizioni con Parigi, ha concesso al padrone di casa l'impegno a una cena tutta franco-americana nei sontuosi saloni della Reggia di Versailles, mercoledì sera, fortemente voluta dall’inquilino dell’Eliseo che ha persino spostato le date del vertice per non farle coincidere con gli 80 anni del presidente Usa. E anche una indiretta celebrazione di questo format, nato nel 1975 come G6 (il Canada si unì l’anno dopo) proprio in Francia, a Rambouillet, quando il presidente Valéry Giscard d’Estaing riunì i suoi colleghi leader mondiali.Se tutto sarà confermato, sarà non soltanto la conclusione di un G7 riuscito. Ma anche la prova concreta che il tycoon non solo si sarà trattenuto fino a fine vertice, cosa affatto scontata visti i precedenti, ma sarà rimasto ben oltre la fine, prolungando i festeggiamenti del suo compleanno con una cena in suo onore con uno scenario irripetibile. Sul posto tutto è pronto. Sono più di 15mila i poliziotti, gendarmi e militari schierati, con imbarcazioni, moto, droni, polizia a cavallo e squadre cinofile. Emmanuelle Dubée, prefetto dell'Alta Savoia, ha parlato di schieramento eccezionale per far fronte al «rischio terrorismo e a quello di sabotaggio o cyberattacco». I leader saranno comunque protetti da ogni minaccia esterna nell'hotel Royal, che già accolse i loro predecessori 23 anni fa e che fa parte del più vasto e blindatissimo Resort. Fortemente voluta da Macron, la cena di mercoledì sera con Trump sarà un omaggio della Francia ai 250 anni dell'Indipendenza americana, proprio in quella reggia di Versailles considerata “luogo sacro all'amicizia franco-americana”, perché proprio lì fu firmato nel 1783 il trattato che sanciva l'indipendenza degli Stati Uniti. Prima di cena Trump visiterà la reggia, in particolare il Salone degli specchi. La serata sarà allietata da uno spettacolo di luci e fontane nel giardino, oltre che da fuochi d'artificio.Domani, martedì, a Evian, la giornata sarà dedicata ai dossier internazionali. E si dovrebbe concretizzare l'altro momento attesissimo costruito pazientemente da Macron: l'incontro di Trump con l’ucraino Volodymyr Zelensky. I due parteciperanno ad una riunione di lavoro, mentre al momento è probabile, ma non ancora confermato un bilaterale formale tra i due, in un clima che vede Macron alla ricerca di un'unanimità dei “Volenterosi” non sempre così scontata. Quanto al Medio Oriente, gli europei sono pronti ad applicare i loro piani di gestione della sicurezza a Hormuz, ma il clima sulle rive del lago Lemano dipenderà molto dalle notizie di prima mano che porterà Trump. Sul resto, da Washington è giunto un riconoscimento al lavoro di Macron con il forte apprezzamento della Casa Bianca per la decisione <intelligentissima e pertinente> di Parigi di mettere nell'agenda dei lavori gli squilibri commerciali a livello mondiale - tema molto caro a Trump -, non soltanto per i dazi agli europei, ma soprattutto per le frizioni con la Cina e la sua sovraproduzione. Trump incontrerà ad Evian anche il premier indiano Narendra Modi, e il leader dell’Egitto, Abdel Fattah al-Sidi; e, forse, Qatar ed Emirati arabi (mentre non ci sarà il premier israeliano Benjamin Netanyahu). Il tutto per via dell’allargamento voluto da Macron che fa di questo summit anche una sorta di pre-G20: tra le presenze, anche quelle di Luiz Inàcio Lula da Silva (il presidente del Brasile è stato il primo ad arrivare oggi, alle 10,30), William Ruto, presidente kenyota, e Lee Jae-myung, presidente della Corea del Sud, oltre ovviamente ai vertici europei rappresentati da Ursula von der Leyen e Antonio Costa. Un allargamento conseguenza anche del minor impatto del G7 che, quando nato, rappresentava come insieme di Paesi circa il 60% del Pil mondiale e oggi non supera il 44 per cento, mentre cresce il peso delle grandi economie del Sud e dell'Est del pianeta.L’attesa è grande, ovviamente, anche per un eventuale faccia a faccia fra la nostra Giorgia Meloni e Trump, dopo le forti frizioni dei mesi scorsi che hanno ibernato quel “ponte ideale” che Palazzo Chigi voleva costruire fra gli Usa e l’Europa. Sul tavolo gli argomenti non mancherebbero, a partire dall’impegno sulle spese militari che vede l’Italia restia anche ad accedere ai prestiti europei di Safe, che sono a interessi bassi e con rimborsi ultradecennali, una resistenza che sta provocando lo scontento anche del ministro della Difesa, Guido Crosetto. Visto il formato ristretto, i contatti fra Meloni e Trump saranno per forza di cose stretti, ma ben diverso peso politico avrebbe un vero bilaterale, per ora non annunciato. Altro momento topico sarà la sessione conclusiva di mercoledì mattina, dedicata al tema “Garantire una diffusione sicura, rapida ed efficace dell’intelligenza artificiale”. Un tema a cui annette molta importanza anche l’Italia. Secondo quanto riferito da funzionari francesi, dovrebbero partecipare anche dirigenti di aziende leader nel settore dell'IA come Anthropic (forse lo stesso Dario Amodei, reduce dai recenti problemi tecnici avuti con l’amministrazione Usa), Open AI (Sam Altman), Google (Demis Hassabis) e Mistral AI (Arthur Mensch), per cercare una linea di gestione comune di questa nuova realtà sempre più prepotente.