È arrivato a Evian in Alta Savoia alle 17, in elicottero da Ginevra (dove era atterrato con i segretari di stato e delle finanze Marco Rubio e Scott Bessent), dopo il britannico Starmer e il canadese Carney (Meloni, la giapponese Takaichi e il tedesco Merz sono giunti più tardi, per cena). Ma Donald Trump è il solo che è stato accolto con un bilaterale dall’ospite Macron. Già la data del G7 era stata spostata per permettere al presidente Usa di festeggiare il suo ottantesimo compleanno, con lo spettacolo violento Mma nei giardini della Casa bianca. All’hotel Royal di Evian ha avuto la più bella suite. Per evitare che per un capriccio, come l’anno scorso a Kananaskis in Canada, se ne vada prima della fine del G7, mercoledì Macron tira fuori argenteria e porcellane di Sèvres per una cena nella galerie des Glaces a Versailles, per festeggiare i 250 anni degli Stati uniti d’America dove venne firmato il Trattato di Indipendenza nel 1783.
Ma già dai primi momenti, piccole incrinature segnalano che dietro la forma qualcosa si muove e stona: Macron non si è precipitato ad accogliere Trump sul tappeto rosso dell’hotel – è arrivato il capo del protocollo, come per gli altri ospiti, la scusa ufficiale è stata che il presidente francese era in dialogo con il brasiliano Lula.










