Parigi. Alla vigilia del vertice di Évian-les-Bains, l’Eliseo aveva fatto sapere che il presidente americano Donald Trump sarebbe stato l’unico dei leader del G7 a essere accolto personalmente dal capo dello stato francese, Emmanuel Macron, al suo arrivo nella città termale situata al confine con la Svizzera. Ma dall’Hôtel Royal, dove oggi è iniziato il summit delle sette grandi economie mondiali, Macron non si è visto quando il blindato di Trump si è fermato davanti all’ingresso dell’albergo. C’era al suo posto il capo del protocollo dell’Eliseo, Frédéric Billet. Secondo alcuni giornalisti presenti all’Hôtel Royal l’assenza di Macron era dovuta semplicemente a un mini-bilaterale con il presidente brasiliano Lula che si era protratto più del previsto; secondo altri, invece, era un chiaro messaggio di irritazione che il presidente francese voleva trasmettere a Trump per le minacce di dazi al 100 per cento su vino e champagne made in France lanciate in mattinata.Il G7 a guida francese, l’ultimo grande test diplomatico per Macron, il cui mandato scade fra dieci mesi, è iniziato con le scintille provocate dall’inquilino della Casa Bianca in un’intervista al New York Post. Poco prima di salire a bordo dell’Air Force One, Trump ha detto al tabloid newyorchese di aver chiesto a Macron di non tassare le aziende americane: “Se lo faranno, non avrò altra scelta che imporre una tassa del cento per cento su tutti gli champagne e tutti i vini provenienti dalla Francia”, ha detto Trump. Nel 2019 la Francia ha introdotto un’imposta del 3 per cento sui ricavi realizzati sul proprio territorio dalle aziende tecnologiche, compresi i colossi statunitensi come Facebook, Amazon, Apple e Alphabet, società madre di Google: un tema sensibile per Trump, che negli Stati Uniti gode del sostegno dei magnati del settore. “Macron deve solo eliminare questa tassa e non subirà più questo tipo di pressione”, ha aggiunto il tycoon. “Non è così che funziona”, ha replicato Macron ospite al tg di Tf1, aggiungendo che Stati Uniti e Unione europea hanno appena concluso un accordo sui dazi doganali “dopo mesi di negoziati”. “Ora serve stabilità. I dazi non fanno bene a nessuno, soprattutto quelli tra i paesi del G7”, ha detto. La tassa sui servizi digitali, decisa a livello europeo e applicata da alcuni paesi tra cui la Francia, “fa parte del nostro diritto”. E poi: “Non sono gli Stati Uniti a decidere in materia di diritto europeo o francese”, ha detto Macron, promettendo una discussione “rispettosa ma ferma” con l’inquilino della Casa Bianca durante i tre giorni di vertice.Trump aveva già promesso a gennaio di imporre dazi doganali del 200 per cento sul vino francese in risposta al rifiuto di Parigi di aderire al suo “Board of peace”. “Dopo tanti anni, se fossi una persona rancorosa, sarebbe un problema”, ha dichiarato Macron a Tf1, definendosi anzitutto un “pragmatico”. Poco dopo le 18, i due leader hanno parlato alla stampa al termine di un bilaterale. Trump ha riferito di aver discusso della situazione in medio oriente con il suo omologo francese, che ha descritto come un “amico intimo”. Macron ha definito “importante” l’accordo firmato tra Stati Uniti e Iran, “perché risolve la questione nucleare, un tema fondamentale per la pace in tutto il mondo”. “Ci assumeremo le nostre responsabilità e ci impegneremo con la comunità internazionale per sostenere questo accordo”, ha detto Macron, “e ne parleremo al G7”.Secondo cinque funzionari francesi e diplomatici europei sentiti da Politico, l’obiettivo di Macron non è tanto quello di concludere grandi accordi durante questo G7, quanto piuttosto di mantenere Trump coinvolto nelle conversazioni sulla guerra in Ucraina e sulla crisi energetica innescata dalla guerra in Iran. Per convincere il tycoon, il capo dello stato francese, dopo aver posticipato il vertice di un giorno per permettere a Trump di festeggiare i suoi ottant’anni alla Casa Bianca, giocherà anche la carta Versailles. Mercoledì sera, al termine del G7, i due leader ceneranno tra gli ori della reggia, luogo simbolo dell’amicizia franco-americana dove nel 1783 fu firmato il trattato che sancì l’indipendenza degli Stati Uniti.