HomeMagazineLibriPremio Strega, il ‘corpo’ di Murgia e le scuse di Mari. Se il convitato di pietra è sempre il patriarcato"Non si sfugge al passato perché non è dietro di noi, ma dentro di noi", scrive Mari nei ‘Convitati’. Non è dato sapere che passato abbia dentro di sé un intellettuale che sarebbe arrivato a dire: “Tutte le donne insoddisfatte e che non piacciono diventano rabbiose”Michela Murgia e Michele MariRicevi le notizie di Quotidiano Nazionale su GoogleSeguiciRoma, 21 giugno 2026 – Addio agli ex maturandi della terza A che si ritrovano vecchi decrepiti ad ammazzarsi tra di loro per entrare in possesso del bottino di una antica riffa. Gli unici “Convitati di pietra” che rischiano di passare alla storia dell’80° premio Strega non sono più mostri letterari – mostri di avidità, cattiverie, perversioni argutamente raccontati sulla pagina nella loro raggelante ordinarietà – ma mostri assai più pericolosi perché veri, reali, inestinguibili: i retaggi più retrivi e aberranti del maschilismo e del patriarcato.
Eccoli i convitati di pietra davvero orrorifici, spuntati a sorpresa là dove non avresti mai voluto che si appalesassero. Perché a collegare l’intransigenza e la rabbia di una donna – Michela Murgia – a un’insoddisfazione personale e al suo aspetto fisico non è stata una qualunque improponibile chat Incel, o un volgare sfogo social modello autisti “Staff Ticinese“ – ma sarebbe stato un noto intellettuale settantenne, scrittore, traduttore, poeta, già firma di “Manifesto“, “Corriere della Sera“, “Repubblica“. E a sconvolgere non è solo la gravità, ma la grevità della misoginia.










