L’ultimo libro di Michele Mari si intitola “I convitati di pietra”. Lo ha pubblicato Einaudi ed è (o forse era) il favorito per la vittoria al Premio Strega: lo hanno già premiato, a Genova, gli studenti-giurati dello Strega Giovani, ed è il romanzo che ha raccolto più consensi (280) quando è stata selezionata la sestina dei finalisti. Purtroppo per lui, Michele Mari ha pronunciato una frase rozza e maschilista nei confronti di un’altra scrittrice, Michela Murgia, morta tre anni fa. Durante un trasferimento nel pullmino insieme ad altri concorrenti, sballottati qua e là attraverso l’Italia per le varie presentazioni, Mari parlando con Elena Rui avrebbe detto sostanzialmente che Murgia era intransigente e cattiva perché brutta, dunque insoddisfatta. Teresa Ciabatti, amica di Murgia, lo ha sentito, i due avrebbero litigato e la cosa non è rimasta all’interno del van. Ora, nonostante la smentita dell’interessato («Mai parlato dell’aspetto fisico di Murgia, non mi sarei mai permesso») e le sue scuse a Ciabatti nel caso si fosse sentita offesa, a detta di molti osservatori Mari rischia di essersi giocato la vittoria. C’è chi vorrebbe che si ritirasse, chi improvvisamente lo ritiene indegno del premio. La frase sessista che ha - o avrebbe - pronunciato può cambiare il giudizio degli oltre quattrocento Amici (e Amiche) della domenica che voteranno nella serata finale al Campidoglio, l’8 luglio. A trarne vantaggio potrebbero essere gli altri finalisti: soprattutto Matteo Nucci con “Platone. Una storia d’amore” (Feltrinelli, 242 voti), ma anche Bianca Pitzorno con “La sonnambula” (Bompiani, 195), la stessa Teresa Ciabatti con “Donnaregina” (Mondadori, 184), Alcide Pierantozzi con “Lo sbilico” (Einaudi, 170) ed Elena Rui con “Vedove di Camus”, 163 voti, entrata grazie al posto riservato ai piccoli editori (in questo caso L’Orma). Einaudi ha provato a smorzare la polemica, la Fondazione Bellonci ha precisato che “giudizi lesivi della dignità delle persone sono incompatibili con lo spirito del Premio Strega”. Se davvero Mari verrà punito dalla giuria del Politicamente Corretto, e crocifisso in sala mensa, Nucci diventerà il favorito, ma anche Pitzorno e Ciabatti - in quanto donne - potrebbero essere guardate con maggiore simpatia; senza contare che Einaudi, se davvero le cose dovessero mettersi male, potrebbe concentrare eventuali pacchetti di voti su Pierantozzi, che finora stava seduto in panchina. Certo c’è anche la possibilità che i giurati dello Strega non si straccino le vesti per le considerazioni di Mari su Murgia. Se lui è stato poco elegante (eufemismo) durante una conversazione privata, non è stato elegante neanche chi ha deciso di ripeterla ai quattro venti, come a scuola quando vai a denunciare alla maestra che il tuo compagno di banco ha detto una parolaccia. A proposito di compagni di banco, la convivenza forzata dei sei scrittori finalisti porta a volte alla nascita o al rafforzamento di sincere amicizie, in altri casi a litigi e polemiche che comunque, al Premio, non devono dispiacere visto che (quasi) ogni anno ne nasce una. E curiosamente, è proprio di (ex) compagni di scuola che parla il romanzo di Michele Mari, originale e molto ben scritto. Nella cena di classe un anno dopo la maturità, trenta studenti fanno un patto: si ritroveranno ogni anno, alla stessa data, per un’altra cena, e ognuno di loro verserà una cifra che confluirà in un fondo di investimento. Col passare del tempo, accumuleranno un autentico tesoro che gli ultimi tre sopravvissuti si potranno dividere. Il libro è godibilissimo, grottesco, divertente, a tratti paradossale e magari esagerato. Certo non è politicamente corretto, anche perché alcuni compagni, dopo un po’, cominciano a chiedersi se non sia il caso di accelerare le dipartite... In conclusione, vale la pena ricordare che lo Strega è un premio ai libri e non agli autori, e sarebbe un vero peccato se chi aveva apprezzato il romanzo di Mari cambiasse improvvisamente idea.