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Tra sabato sera e domenica mattina i delegati di Stati Uniti e Iran sono arrivati in Svizzera per i negoziati che si svolgeranno domenica e nei prossimi giorni. Sono trattative che dovranno decidere delle questioni che sono state soltanto accennate nel memorandum d’intesa firmato venerdì, il cui testo era molto vago e rimandava ai successivi 60 giorni i negoziati per arrivare a un accordo finale.

Le questioni che sono state lasciate da parte non sono dettagli, e lo stesso presidente statunitense Donald Trump nei giorni scorsi aveva ammesso che i negoziati potrebbero impiegare più tempo. «60 giorni non è una scadenza rigida», aveva detto.

Per esempio, sul nucleare: nel pre-accordo è inclusa soltanto una promessa che l’Iran «non produrrà mai armi nucleari» ma non era stabilito se saranno previsti meccanismi di verifica e come saranno gestite le scorte di uranio arricchito iraniane, necessarie per fabbricare un’arma atomica. Per fare un paragone, lo storico accordo sul nucleare fatto da Obama col regime iraniano nel 2015 fu firmato dopo due anni di trattative.

Ci sono poi da definire, tra le altre cose, le tempistiche per la rimozione delle sanzioni internazionali all’Iran e per lo sblocco dei fondi all’estero, oltre a eventuali limitazioni al programma missilistico iraniano e ai finanziamenti dati dal regime alle milizie alleate in Medio Oriente, come Hezbollah o Hamas (questi due punti non erano menzionati nel pre-accordo).