Il punto più importante del memorandum tra Stati Uniti e Iran, che dovrebbe essere firmato venerdì (19 giugno) a Ginevra, è probabilmente il numero tre. Perché dice nero su bianco che “le due parti si obbligano a negoziare e concludere un accordo definitivo entro un massimo di 60 giorni”. E sarà in questi due mesi che si capirà, effettivamente, se Washington e Teheran riusciranno ad arrivare a una pace duratura oppure se si andrà incontro a una ripresa del conflitto.In ogni caso, al di là di quale sarà l’esito finale, a leggere il testo dell’intesa pubblicato da Bloomberg, sembrerebbe che a Teheran possano dirsi più soddisfatti che a Washington. Nonostante il trionfalismo con cui il memorandum è stato accolto da Donald Trump, ansioso - anche per ragioni di politica interna - di portare a casa un risultato il prima possibile. Certo, da parte iraniana - e non è cosa da poco, anzi - si ribadisce che non verranno mai prodotte armi nucleari. Ma al di là di questo punto, il resto è una catena di concessioni che non faranno che rafforzare la Repubblica islamica. E pensare che all’inizio Stati Uniti e Israele erano ottimisti sulla possibilità che il regime teocratico degli ayatollah potesse sfibrarsi sotto il peso delle loro bombe.Da parte statunitense c’è l’impegno, in coordinamento con i partner regionali, nel definire un piano complessivo per la ricostruzione e lo sviluppo economico dell’Iran garantendo un finanziamento minimo. Di quanto? Trecento miliardi di dollari. Ancora, la rimozione di tutte - tutte - le sanzioni oggi in vigore contro Teheran. Fino alla revoca di tali sanzioni, poi, Washington rilascerà deroghe per l’export di greggio iraniano, prodotti petrolchimici e derivati, e per tutti i servizi collegati. Non solo: gli Usa, “sulla base dei progressi verso l’accordo finale”, libereranno fondi e asset iraniani congelati o soggetti a restrizioni. C’è poi la riapertura dello Stretto di Hormuz, che Trump presenta come una grande vittoria americana. Ma quel lembo di mare così strategico, prima dell’attacco israelo-americano, era aperto: è un ritorno allo status quo piuttosto che un elemento sostanzialmente nuovo.E c’è poi un punto, il primo, che è quello che può far vacillare tutta l’intesa. E prevede che anche il Libano sia incluso nel cessate il fuoco complessivo nella regione. Peccato che Israele, nonostante i “rimproveri” di Trump, continui ad attaccare il Paese dei cedri. “Se l'esercito infanticida del regime sionista non cesserà la sua aggressione nel Libano meridionale, dovrà aspettarsi una dura risposta dalle potenti forze armate della Repubblica Islamica dell'Iran", ha avvertito oggi (17 giugno) Khatam al-Anbiya, sostenendo che Israele ha violato il cessate il fuoco in Libano 84 volte da quando è stata annunciata l'intesa tra Washington e Teheran domenica notte.
Stop a tutte le sanzioni, finanziamenti per 300 miliardi, sblocco dei fondi congelati: l'intesa Usa-Iran sorride più a Teheran che a Washington
I 14 punti del memorandum che dovrebbe essere firmato venerdì in Svizzera. Trump ottiene la promessa iraniana a non produrre armi nucleari e lo sblocco dello St











