L'accordo c'è e ora inizia il lavoro più delicato: preparare lo storico faccia a faccia fra Iran e Stati Uniti in Svizzera e, soprattutto, spianare la strada al negoziato dei prossimi 60 giorni che vede al centro la questione più spinosa: il nucleare.
I lavori sono già in corso con le parti che hanno in programma di vedersi a giorni a Doha per dei colloqui preparatori in vista della firma. Sarà allora che, probabilmente, si conoscerà con esattezza la composizione delle delegazioni che si stringeranno la mano. Per gli Stati Uniti, ha riferito un funzionario americano, ci saranno gli inviati Steve Witkoff e Jared Kushner, e il vicepresidente JD Vance, il più pacifista dell'amministrazione. Donald Trump però non ha escluso del tutto di poter partecipare: "Dipende, potrei essere coinvolto o meno", ha detto a Evian a fianco del presidente francese Emmanuel Macron. Il commander-in-chief è in Europa per il G7 e l'Air Force One è parcheggiato proprio nella Ginevra dove si terrà la firma. Per consuetudine il presidente e il vicepresidente non sono mai fuori dal Paese contemporaneamente, ma per Trump la cerimonia sarebbe l'occasione per chiudere il cerchio e rivendicare di essere l'uomo della svolta in Medio Oriente, anche nei rapporti con l'Iran. Il presidente potrebbe però decidere di lasciare il campo a Vance e riservarsi di mettere il suo sigillo sull'eventuale accordo raggiunto al termine dei 60 giorni, magari con una stretta di mano con la guida suprema Mojtaba Khamenei. Un'opportunità storica un po' come il faccia a faccia con il leader nordcoreano Kim Jung-Un.















