L’OMICIDIO

SAN STINO Si è sbarazzato del corpo della zia, dei vestiti sporchi di sangue e, tornato a casa, si è fatto accompagnare da un familiare ignaro di tutto al pronto soccorso di Portogruaro. Sono questi gli ultimi sviluppi delle indagini sull’omicidio della professoressa 53enne Chiara Guerra, avvenuto lo scorso giovedì 11 giugno per mano del nipote 17enne reo confesso. Gli inquirenti, dalla notte tra sabato e domenica stanno cercando di riavvolgere il nastro della vicenda fino al primo pomeriggio di giovedì, quando la donna è stata uccisa nella legnaia della villa di famiglia, in via Fratelli Cervi a San Stino di Livenza.

Il 17enne, dopo essersi liberato dell’arma del delitto (gettata nel Livenza assieme al cellulare della zia) e dei suoi vestiti ( dati alle fiamme lungo l’argine) sarebbe poi rientrato a casa, dove i suoi familiari si sarebbero resi conto che il figlio, oltre a una mano fratturata, aveva diversi tagli e ematomi in tutta la parte superiore del corpo. Per questo, poco dopo le 17 di giovedì pomeriggio, il ragazzo si sarebbe fatto accompagnare al pronto soccorso di Portogruaro. Il giovane avrebbe raccontato, tanto ai genitori quanto agli infermieri del triage, di essere caduto da una scaletta mentre tagliava la siepe nel giardino di casa. Le ferite che aveva sulle braccia, in effetti, potevano essere compatibili con graffi provocati dai rovi (come lui ha raccontato agli inquirenti), ma anche con uno scontro corpo a corpo. E in questo caso significherebbe che Chiara Guerra ha lottato prima di essere uccisa. Saranno tuttavia altre indagini e il ritrovamento del coltello a fornire altri elementi per fare luce sul delitto.