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Antonella Gasparini e Alberto Zorzi

La versione dei famigliari confermata dall’assassino: «Non vogliamo una spettacolarizzazione della giustizia né un processo mediatico»

«L’eredità non c’entra». Lo avrebbe detto nell’interrogatorio durato un’ora e mezza al Tribunale dei Minori di Trieste, il 17enne di San Stino di Livenza che giovedì scorso nella tenuta di famiglia ha ucciso la zia Chiara Guerra, insegnante di 53 anni. A ribadirlo sono anche i famigliari della vittima tramite una nota del loro legale, l’avvocato Luca Pavanetto: «Si sente parlare di questioni ereditarie che al momento non sembrano avere motivo di esistere né dignità giuridica, entrambi i genitori di Chiara sono ancora in vita e non vi è alcuna eredità di cui discutere. Riteniamo che associare o ridurre la luminosa aura di Chiara e la sua dolorosa scomparsa a meri dissidi economici sia un ulteriore danno arrecato alla sua bellissima immagine».

Rimprovero e iraLa ferita al braccio del giovane, riscontrata dai carabinieri nella notte tra sabato e domenica dopo averlo fermato, è una frattura al metacarpo riportata probabilmente in un incidente avvenuto la mattina stessa del delitto: così ha detto il giovane, ribadendo che non sarebbe collegata con l’omicidio. Smentita dunque la colluttazione feroce tra zia e nipote, anche perché quando il Pronto soccorso ha emesso il referto per il minore non avrebbe elencato ferite o graffi particolari sul resto del corpo. Quale sia stata la scintilla che ha scatenato la furia estrema contro la vittima non è ancora chiaro, ma nello scontro verbale con Chiara Guerra ci sarebbe stato un riferimento ai nonni paterni, genitori della professoressa e del papà del 17enne. Un rimprovero che avrebbe acceso l’ira del giovane, forse per la gestione degli anziani coniugi, entrambi ospitati in casa di riposo in due diverse strutture: il nonno a San Stino e la nonna a Ceggia. «Non sarà permesso a nessuno di infierire, anche involontariamente, su ciò che rimane di più prezioso da tutelare per le vie assolute e cioè la memoria di Chiara — sottolinea l’avvocato dei familiari di Guerra — l’animo raro e gentile di una donna e insegnante stimata e amata da tutti. Non vogliamo una spettacolarizzazione della giustizia né alcun processo mediatico». Il desiderio è che venga rispettata la riservatezza. «Ha da sempre caratterizzato la vita di Chiara e va tenuta anche nelle indagini — spiegano i parenti — svolte attraverso l’ottimo lavoro degli inquirenti». Parlano anche di segreto professionale i familiari della zia sostenendo che sia da osservare nei confronti di tutti i soggetti coinvolti nella tragedia. «Questo è ciò che pretendiamo ed è quello su cui vigileremo».