Da un calcolo molto attendibile, stimato dalla Amministrazione Trump, come anche da quella dello Stato di Israele, in circa tre mesi e mezzo di scontri fra Stati Uniti e Iran, con il sostegno di Israele che pure ha intensificato le sue operazioni sulla Striscia di Gaza e soprattutto in Libano, sono stati spesi oltre 45 miliardi di dollari. Tale cifra colossale riguarda mezzi vari che vanno dai missili alle normali munizioni, nonché all’impiego di truppe, al richiamo di riservisti per quanto riguarda Israele, sino ai giorni di lavoro persi nelle varie amministrazioni pubbliche israeliane in cui gran parte degli impiegati è risultato assente perché in qualche modo, dislocato su altri «fronti», rispetto a quello più importante, cioè servire i cittadini.
In effetti quando spesso si reclamano politiche giovanili, anche nel nostro continente europeo, quando ancora la politica si affida, per racimolare consensi, alla mera visibilità e alle apparenze rese da opportune operazioni di maquillage, non ci si rende conto che i veri investimenti nei confronti delle giovani generazioni non saranno certo quelli di mandarle in guerra, sempre fantasticando o addirittura provocando un attacco da quei territori, o da quelle nazioni individuate come nemiche, canaglie e così via in una vasta gamma lessicale che non sarà mai quella della pace, della speranza verso un’esperienza sinodale ed ecumenica di dialogo interreligioso e interculturale.









