L.N.
Treviso
Caro lettore, come spesso succede mi sembra che anche in questo caso molti commenti, in un senso e nell'altro, siano stati eccessivamente viziati dalle logiche di schieramento. L'accordo di pace che si sta definendo su Gaza e che potrebbe (il condizionale è d'obbligo) mettere la parola fine a guerra, distruzioni e morti, è un indubbio successo politico e diplomatico di Donald Trump. Il presidente americano e il suo staff, coinvolgendo tutti i paesi arabi, hanno creato le condizioni per portare Hamas al tavolo delle trattative e arrivare a un'intesa tra le parti, convincendo anche il riottoso Netanyahu ad accettare alcuni punti del piano che risultano particolarmente indigesti per i settori più integralisti della sua maggioranza.
I partiti italiani che nel voto parlamentare hanno deciso di astenersi sul piano di Trump hanno fatto prevalere i tatticismi e le logiche di schieramento, dimostrando poco coraggio e scarsa capacità di visione. Riconoscere l'importanza di questo passaggio e i meriti del presidente americano, non cancella le riserve o le critiche su altre scelte che hanno contraddistinto l'amministrazione Trump, soprattutto in campo economico-commerciale o in quello dei diritti. Si può decidere di essere trumpiani o anti-trumpiani, ma si dovrebbe conservare sempre la capacità di giudicare i fatti per quelli che sono. Superando steccati ideologici e di partito.














