La Corte d'assise d'appello, presieduta dalla giudice Paola Incalza, ha confermato la condanna a 18 anni di reclusione per Ramazan Kasli, 26enne di origine albanese arrestato nell'inchiesta per l'omicidio di Mimmo Nardelli, ma con le accuse di tentato omicidio, estorsione e tentata estorsione.

Una condanna severa quella inflitta al 26enne (difeso dall’avvocato Daniele Lombardi) che, secondo le indagini della Squadra mobile, era uno dei «ragazzi» di Paolo Vuto, condannato a 30 come organizzatore del delitto di via Cugini. Fu proprio quest'ultimo a dare l'ordine di gambizzare Cristian Troia, un giovane colpevole di aver chattato con la ex fidanzata del figlio di Paolo.

Dalle intercettazioni dell'inchiesta coordinata all'epoca dai pm Francesco Sansobrino della procura ionica e Milto De nozza della Dda Lecce (oggi procuratore aggiunto a Bari), emergeva che in realtà quella risposta era necessaria per tenere alto il nome del gruppo. E quando qualcuno del clan fece presente che non si andava in galera per una femmina, Paolo Vuto replicò seccamente dicendo «Tu stai dicendo che io non vado in galera per una femmina no? Ma l’onore e la dignità dove la teniamo? Qua non si tratta per una femmina … può essere pure una tazza di caffè, è una questione di rispetto è quello che voi alcune volte non capite. Che c’entra? E sennò il rispetto e la dignità dove è andato a finire?».