Resta in carcere Cosimo Colucci, il 22enne tarantino detto «Mimmo», accusato di concorso nell’omicidio di Bakari Sako, il 35enne bracciante maliano ucciso all’alba del 9 maggio scorso nella città vecchia di Taranto insieme a quattro minori tra i 15 e i 16 anni e all’altro maggiorenne Fabio Sale. Il gip Gabriele Antonaci non ha convalidato il fermo per assenza del pericolo di fuga, ma ha disposto contestualmente la custodia cautelare in carcere ritenendo sussistente un «gravissimo quadro indiziario» e un concreto rischio di reiterazione del reato. Secondo il giudice, Colucci - fidanzato della sorella di uno dei minori coinvolti - non sarebbe stato un semplice spettatore dell’aggressione. Dall’analisi dei filmati acquisiti dagli investigatori emerge infatti che il 22enne avrebbe partecipato attivamente al pestaggio, sferrando «un forte pugno» a Sako subito dopo le coltellate inferte dal 15enne ritenuto autore materiale del delitto.
Il gip definisce «clamorosamente confutata» la versione fornita dall’indagato, che nelle dichiarazioni spontanee aveva sostenuto di aver cercato di allontanare la vittima per sottrarla all’aggressione. Le immagini, invece, secondo il giudice mostrerebbero Colucci «in posizione compatibile con quella di un soggetto che ha appena scagliato un pugno».











