È arrivata la svolta nell’inchiesta sull’omicidio di Bakari Sako, il 35enne bracciante agricolo originario del Mali ucciso all’alba del 9 maggio in piazza Fontana, a Taranto. Davanti al gip del Tribunale per i minorenni Paola Morelli, il 15enne indiziato avrebbe ammesso di aver sferrato le coltellate mortali, dichiarandosi “profondamente dispiaciuto” e pentito per quanto accaduto.
Il ragazzo, secondo quanto riferito a margine dell’udienza, avrebbe sostenuto di essere intervenuto nel tentativo di difendere i propri amici, ricostruzione già emersa nelle prime fasi dell’inchiesta. Un quadro che si inserisce in una dinamica più ampia, quella di un’aggressione di gruppo avvenuta all’alba dello scorso 9 maggio in piazza Fontana, nel centro di Taranto.
Bakari Sako, 35 anni, stava andando al lavoro in bicicletta quando sarebbe stato prima circondato e poi colpito da più persone. Secondo gli investigatori, al pestaggio avrebbero preso parte almeno sei giovani, quattro minorenni tra i 15 e i 17 anni e due maggiorenni di 20 e 22 anni, tutti residenti nel capoluogo ionico. Nel tempo, gli arresti e i fermi hanno ricomposto la presunta “baby gang”, fino all’ultimo provvedimento che ha coinvolto il ventiduenne.










